Cos’è la violenza? E perché siamo portati alla violenza? Quali sono i legami tra carnefice e vittima, tra signore e servo, tra libertà e violenza?
Il punto di partenza dell’analisi che Byung-Chul Han sviluppa in questo saggio è la natura proteiforme della violenza: cambia aspetto, si adatta alla logica e alle modalità del contesto sociopolitico in cui si sviluppa e, soprattutto, agisce anche laddove sembra essere sparita.
L’esame parte dalla violenza nelle sue manifestazioni macrofisiche: quella del sangue e del sacrificio, della vendetta divina, del sovrano sul sottoposto, quella senza sangue delle camere a gas, quella del terrorismo, quella del linguaggio offensivo.
In questo senso essa è espressione di un “eccesso di negatività”: è infatti possibile esclusivamente dove c’è antitesi, conflitto, tensione bipolare tra un Ego e un Alter, un Interno e un Esterno.
Nell’epoca odierna, con la progressiva “positivizzazione della società” − ovvero lo smantellamento della negatività e della contrapposizione e l’appiattimento delle differenze − anche la violenza sembra svanire, almeno nelle sue forme visibili, tangibili, corporee. Ma quello a cui assistiamo, sostiene il filosofo, è in realtà un suo trasferimento sul piano psichico, all’interno del soggetto.
È, quella odierna, una violenza microfisica, sottocutanea, un pericoloso “eccesso di positività” che si manifesta “in termini di sovra-prestazione, sovra-produzione e sovra-comunicazione, iper-attenzione e iperattività”, fondendosi e confondendosi con la sua controparte: la libertà.
Nella società della prestazione il soggetto, formalmente libero, è vittima di se stesso e delle pulsioni che ha ormai introiettato.
| Marca | Cronache Nottetempo |
| Data pubblicazione | Luglio 2020 |
| Formato | Libro – Pag 216 – 14X20 cm |
| ISBN | 8874527977 |
| EAN | 9788874527977 |
| Lo trovi in | Libreria:#Sociologia#Filosofia#Violenza di genere |
| MCR-NR | 333752 |













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